
Qui il trailer italiano:
IL DOCUMENTARIO
Antropocene - L'epoca umana (Anthropocene: The Human Epoch), codiretto nel 2018 da Jennifer Baichwal, Nicholas de Pencier ed Edward Burtynsky e realizzato nell’arco di quattro anni, è una riflessione cinematografica sul massiccio intervento dell’uomo nella riconfigurazione del pianeta.
Terza opera di una trilogia che comprende Manufactured Landscapes (2006) e Watermark (2013), il film, le cui immagini sono accompagnate dalla voce narrante del premio Oscar Alicia Vikander (nella versione italiana la voce è di Alba Rohrwacher), segue la ricerca di un gruppo internazionale di scienziati, l’Anthropocene Working Group, impegnato da quasi dieci anni a dimostrare il passaggio, alla metà del XX secolo, dall’Olocene a una nuova epoca geologica, l’Antropocene.
Al crocevia tra arte e scienza, Anthropocene: The Human Epoch testimonia un momento critico nella storia geologica, fornendo un contributo alla riflessione sulla portata dei danni ambientali causati dalla nostra specie.

Il film esplora il concetto di una nuova possibile epoca geologica chiamata Antropocene, caratterizzata dall'impatto dell'umanità sulla natura e sulla Terra. L'opera fa parte del cosiddetto Anthropocene Project che include mostre tenutesi all'Art Gallery of Ontario, alla National Gallery of Canada e al MAST di Bologna (https://anthropocene.mast.org/mostra/fotografie/) e la pubblicazione di due libri, uno di saggistica e l'altro di fotografia. Nel documentario vengono presentati 43 tra i peggiori disastri ambientali del mondo, tra i quali uno in Italia: la devastazione delle Alpi Apuane, nel nord della Toscana, causata dall'estrazione intensiva del marmo, oggi impiegato in larga parte per ricavare carbonato di calcio ma anche per oggetti d’arredamento e mobilio di pregio. Per l'Italia anche Venezia è oggetto di un episodio del documentario per il fenomeno dell'acqua alta, attenuato grazie al progetto Mose.
Nel dicembre 2018 il Toronto International Film Festival lo ha nominato tra i 10 film canadesi più belli distribuiti quell'anno. Nel gennaio 2019 il film è stato dichiarato vincitore del Roger Best Canadian Film Award dalla Toronto Film Critics Association e del Premio al miglior film documentario canadese del Vancouver Film Critics Circle. Il film ha vinto anche due Canadian Screen Awards, per il miglior documentario e per la miglior fotografia in un documentario.
Distribuzione
Il film è stato distribuito in Canada il 28 settembre 2018, dopo essere stato presentato al Toronto International Film Festival il 13 settembre.
In Italia, dopo un'anteprima in Piazza Maggiore a Bologna per la rassegna Sotto le stelle del cinema il 28 luglio 2019, il film è stato distribuito nelle sale il 19 settembre dello stesso anno.
UNA DEFINIZIONE DISCUSSA
ANTROPOCENE: SÌ O NO?
Il termine Antropocene, per indicare un periodo della storia della Terra in cui l'impatto umano è presente al punto da creare una vera e propria differenza stratigrafica nella geologia del pianeta, è stato usato per la prima volta nel 2000 dal premio Nobel Paul Crutzen ed è diventato di uso comune quando si parla delle modificazioni ambientali. Questa definizione era infatti stata accolta nel 2016 dal Gruppo di Lavoro sull'Antropocene (Anthropocene Working Group, AWG), composto da un team internazionale di esperti il cui compito è stato quello di raccogliere evidenze sufficienti per poter ufficializzare l'Antropocene come un nuovo intervallo di tempo geologico che si sarebbe dovuto succedere all’epoca attuale, definita Olocene. Tuttavia, nel febbraio 2024 la Subcommission on Quaternary Stratigraphy (Sqs), un sottogruppo della International Commission on Stratigraphy (Ics), incaricata di fornire un parere scientifico su questo tema dal punto di vista dei geologi, ha ritenuto che non vi fossero evidenze sufficienti per modificare la denominazione precedente. Dal punto di vista della geologia ci troviamo quindi ancora a tutti gli effetti nel periodo detto Olocene. Questo naturalmente non cambia nulla delle ragioni per cui questa variazione era stata proposta e il termine Antropocene è entrato ormai a far parte del nostro vocabolario quotidiano.
COME È STRUTTURATO IL DOCUMENTARIO
Il film ANTROPOCENE – L’EPOCA UMANA è un documentario, girato in tutti i continenti del globo, suddiviso in sei aree tematiche che corrispondono ad altrettanti “capitoli” ai quali si aggiunge, in apertura e in chiusura del film, il racconto di un evento dal grande valore simbolico, che non a caso è affidato anche alla locandina del film: il rogo, voluto nel 2016 dal governo keniota, di oltre cento tonnellate tra zanne di elefanti e corni di rinoceronti, sequestrati a bracconieri che trafficano illegalmente l’avorio.
Questa prima parte si concentra sulle molteplici attività estrattive dell’uomo, dal litio in Cile al marmo delle alpi Apuane, dalle colline carbonifere in Germania alle foreste canadesi. Le attività umane estraggono dalla Terra ogni anno tra i 60 e i 100 miliardi di tonnellate di materiali, spostando più sedimenti di quanti ne spostino tutti i fiumi del mondo.

Questo capitolo è dedicato all’enorme produzione di rifiuti indistruttibili o quasi come la plastica o il cemento. La tecnosfera, cioè il totale di tutti i materiali creati o alterati dagli esseri umani, si stima abbia un peso di circa 30 trilioni di tonnellate. Il capitolo si sofferma in particolare sulle impressionanti immagini della discarica di Dandora a Nairobi (Kenya), una delle più grandi dell’Africa, nella quale tutti i giorni migliaia di persone scavano a mani nude tra i rifiuti alla ricerca di qualcosa da recuperare o rivendere come rifiuto riciclabile.
Con questo termine ci si riferisce agli scavi di montagne e del sottosuolo per realizzare tunnel stradali o ferroviari, parcheggi sotterranei, miniere, fognature, serbatoi. Il documentario si sofferma in particolare sul traforo del San Gottardo, il più lungo traforo ferroviario del mondo che collega Svizzera italiana e Svizzera tedesca.
Dalle surreali immagini delle miniere sotterranee di potassio sui monti Urali a quelle di fosfato a cielo aperto della Florida, il documentario ci ricorda che un terzo delle terre libere dai ghiacci è stato trasformato grazie all'agricoltura e all'allevamento di animali. Nell'ultimo secolo i livelli di fosforo e azoto nel terreno sono raddoppiati e questo ha determinato, nel ciclo dell'azoto, l'impatto più massiccio degli ultimi due miliardi e mezzo di anni.
Questo capitolo, che si apre sul distopico panorama notturno della distesa di raffinerie petrolifere di Houston, apre una delle pagine più drammatiche del presente, ben evidenziata, tra gli altri fenomeni, dalle alluvioni e dalle frequenti allerta meteo, che ormai punteggiano tutte le stagioni dell’anno anche nel nostro territorio. Gli attuali livelli di CO2 nell'atmosfera sono i più alti da 66 milioni di anni e questo evento ha portato il clima a una condizione che non ha precedenti, rendendo impossibile ogni previsione. Il cambiamento climatico causa instabilità delle temperature, fenomeni meteorologici estremi, innalzamento dei livelli del mare e acidificazione degli oceani. Proprio su questo tema il film ci regala uno dei suoi momenti più suggestivi e inquietanti: vediamo infatti lo sbiancamento delle barriere coralline, rappresentato a velocità estremamente accelerata, iniziare e concludersi, sotto i nostri occhi, con la morte dei coralli.
Dalle tigri di Sumatra alla tartaruga egiziana, dall’okapi all’axolotl, dall’orice al rinoceronte bianco, quest’ultimo capitolo si apre con una serie di ritratti di specie animali a rischio estinzione o già estinte in natura, cioè presenti solo in riserve protette in numero estremamente limitato. L’estinzione di una specie non deve essere considerata solo come un cruccio per animalisti ma come un preciso segnale di perdita di biodiversità. Molte delle specie estinte o a rischio, infatti, non lo sono perché sottoposte a bracconaggio o predazione ma “semplicemente” perché il loro ambiente naturale è stato gravemente compromesso o azzerato dalle attività umane.
PISTE DI APPROFONDIMENTO
Puoi fare una ricerca sul concetto di Environmental Justice – Giustizia ambientale. Qui uno spunto di partenza: https://anteritalia.org/giustizia-ambientale-impatto-societa/
Avrai sicuramento sentito parlare del problema della FAST FASHION e dell’impatto che ha sul pianeta. Qui una pagina dal sito di Greenpeace: https://www.greenpeace.org/italy/storia/22479/fast-fashion/
e un video dell’European Environmental Bureau: Una montagna di vestiti, cortometraggio dedicato al tema del fast fashion, la moda a basso prezzo che produce una quantità enorme di rifiuti che sono perlopiù rifiuti di plastica (poliestere, lycra, elastan ecc.) ma anche microfibre naturali (lana, cotone, cellulosa) che a causa dei trattamenti industriali con additivi, coloranti sintetici ecc., si degradano in tempi molto più lunghi delle fibre naturali non trattate. La maggior parte di questi rifiuti va soprattutto a ingrossare le discariche dei paesi africani, ma molte, in forma di microfibre e micro plastiche, si possono rinvenire anche nei fiumi e negli oceani. Qui: https://www.youtube.com/watch?v=bLKe6pVp0-k&t=1149s
Anche l’Italia si sta muovendo nella direzione di uno smaltimento più sostenibile dei rifiuti tessili. Qui lo spot della campagna di sensibilizzazione e informazione della regione Emilia-Romagna (2024): https://www.youtube.com/watch?v=4AnUGLvKt8w&t=41s
Prima di sposare con leggerezza l’abitudine dell’acquisto senza pensieri, confidando nella “politica del reso”, conviene dare un’occhiata a questo articolo: https://circularity.com/tessile-il-costo-ambientale-di-distruggere-il-reso-e-linvenduto/
Interessante anche la Legge Salvamare 2022, legata all’inquinamento dei mari e a come comportarsi se ci si imbatte in rifiuti al largo: https://anteritalia.org/salvamare-legge-raccogliere-rifiuti-non-piu-reato/
DIDATTICA
Qui la scheda del nostro laboratorio didattico ANTROPOCENE-ANTROPOCINEMA, destinato alle classi che ne facciano richiesta: https://www.audiovisioni.org/antropocene-antropocinema/

FILMOGRAFIA
Ecco alcuni titoli per approfondire i temi trattati in Antropocene-l'epoca umana:
Genesis 2.0 – Il ritorno dei Mammut (2018) – Una delle prime conseguenze del riscaldamento globale su vasta scala è stato il parziale scioglimento del Permafrost, quella parte della superficie terrestre nella zona del circolo polare Artico perennemente ghiacciata. L'ammorbidimento dei terreni ghiacciati da migliaia di anni ha fatto riemergere una grande quantità di scheletri di mammut, dando origine a un’intensa ricerca delle zanne d'avorio di questo mammifero estinto che possono essere usate al posto di quelle di elefante e il cui commercio non è proibito. Il film racconta anche di alcune attività di clonazione di mammiferi svolte da aziende private che a pagamento offrono a chi ha perso il proprio animale domestico una replica identica di esso.
Per quanto riguarda la fiction, uno dei film a tema ambientale considerato ancora oggi tra i più belli mai realizzati è il cartone animato Disney-Pixar Wall-E (2008) che ci racconta le vicende di un robot compattatore di rifiuti ancora in funzione sulla Terra, secoli dopo che gli umani l’hanno abbandonata perché resa inabitabile dai rifiuti.
Un film interessante anche se controverso per la tesi di fondo, è Nuclear Now (2022) del famoso regista americano Oliver Stone. Con ricchezza di dati Stone cerca di dimostrare che l'unico modo per sopperire alla crescente richiesta di energia elettrica e termica sia ripristinare e incrementare i programmi nucleari. Il ragionamento di Stone si basa principalmente su tre argomentazioni: 1) è necessario ridurre drasticamente l'uso dei combustibili fossili per evitare peggioramenti dell'effetto serra; 2) le energie rinnovabili sono e saranno sempre insufficienti a coprire il fabbisogno energetico; 3) l'energia nucleare, per quanto vista generalmente con sospetto sia dall'opinione pubblica sia dalla maggior parte dei governi, è in realtà, secondo il regista, non solo molto più efficiente ma anche molto più sicura delle fonti termiche che usiamo attualmente.
Infine qualche spunto di lettura…
- la rivista «Ecofuturo» offre tanti articoli e spunti di riflessione legati a questioni ambientali: https://www.ecofuturo.eu/la-rivista/
- E due saggi:
Paolo Missiroli, Teoria critica dell’antropocene. Vivere dopo la Terra, vivere nella Terra, Mimesis, 2022 (che esplora le implicazioni filosofiche del concetto dell’antropocene).
Pietro De Carli, Un Pianeta per tutti. L’impatto umano sulla Terra, Writers Editor, 2024 (agile lettura per tutti).