
Titolo originale: Kaibutsu (Monster)
Regia di Kore’eda Hirokazu
Sceneggiatura di Jûji Sakamoto
Scenografia di Seo Hyeon-seon
Fotografia di Ryūto Kondō
Musica di Ryuichi Sakamoto
Montaggio di Kore’eda Hirokazu
Interpreti:
Sakura Andô (Saori, la madre), Eita Nagayama (professor Hori), Soya Kurosawa (Minato), Yota Hiiragi (il piccolo Yori), Yuko Tanaka (la preside Makiko Fushimi).
Produzione: Giappone 2023 / Nelle sale italiane da agosto 2024
Genere: drammatico
Durata: 126’ Distribuzione: Lucky Red, BIM
Accoglienza e credits speciali:
Il film ha ottenuto il Premio alla miglior sceneggiatura (Jûji Sakamoto) al Festival di Cannes del 2023.
La madre e la preside sono interpretate da due bravissime e note attrici giapponesi, Sakura Andô e Yuko Tanaka, la seconda delle quali è anche una doppiatrice. I due bambini, Soya Kurosawa e Yota Hiiragi, avevano rispettivamente dodici e dieci anni all’inizio delle riprese.
La colonna sonora è stata affidata al musicista Premio Oscar Ryuichi Sakamoto (https://www.ondarock.it/altrisuoni/ryuichisakamoto.htm), talento prodigioso della musica, mancato nel marzo 2023, che accettò di comporre la musica, pur sapendo di essere gravemente malato. Solo due brani per pianoforte sono stati scritti appositamente per il film, per il resto della colonna sonora il musicista aveva concesso a Kore-eda di utilizzare altri brani dal suo repertorio: il regista ne ha scelto uno da Bttb del 1998, due da Out Of Noise del 2009 e due da 12 del 2023 (ultimo album in studio di Sakamoto).
TRAMA
Minato è un preadolescente timido e riservato, orfano di padre. Quando la madre Saori si rende conto che qualcosa non va nel comportamento del ragazzo e capisce che il malessere è legato all’ambiente scolastico, chiede un colloquio con la preside e i docenti. Ma non è facile comprendere che ruolo e che responsabilità abbiano i vari personaggi in gioco: Minato dice la verità quando accusa il maestro Hori o quest’ultimo è innocente? E se il maestro si sbagliasse a considerare Minato un bullo? E perché la preside sembra così ambigua? A guardare la verità da vari punti di vista, la realtà cambia e il cuore della vicenda riguarda l’amicizia tra Minato e Yori, un bambino che i compagni chiamano «l’alieno».
La struttura del film: l’«effetto Rashômon»
Stai per addentrarti in un film che è un incastro di punti di vista, un labirinto in cui niente è quello che sembra, un gioco di specchi deformanti. Un mistery: a chi dobbiamo credere? La confusione a inizio film ci lascia spiazzati e solo quando il regista ci ripropone la stessa storia da diversi punti di vista (di Saori, del maestro Hori, di Minato) e si addentra nella storia di Yori, ci rendiamo conto che tutte le idee e le ipotesi che ci eravamo fatti per svelare i misteri sono parziali e lasciano in ombra totale la realtà.
Il regista Kore’eda (Palma d’oro a Cannes nel 2018 per Un affare di famiglia – film evocato anche nella locandina de L’innocenza, che puoi vedere qui sopra) si è ispirato e ha reso omaggio a diversi modelli, a partire da un classico film giapponese del 1950, Rashomon di Akira Kurosawa, in cui un omicidio è raccontato da quattro personaggi e in quattro modi diversi. Si parla di «effetto Rashômon» per indicare un modo narrativo in cui lo stesso evento è raccontato in modo diverso e contraddittorio da persone differenti, che sono testimoni inattendibili perché la loro ricostruzione riflette un’interpretazione soggettiva e spesso difende il loro operato piuttosto che svelare una verità oggettiva.

I fatti narrati ne L’innocenza (Monster) sono tantissimi, ma non aiutano a comprendere, perché ognuno ha il suo piccolo punto di vista e pretende di conoscere l’intera verità. È un film che invita alla prudenza, all’umiltà del giudizio e anche a osservare la ricchezza del mondo senza pregiudizi.
La storia di Minato dal punto di vista della madre Saori
All’inizio del film una scena simbolica che solo piano piano acquisterà significato: mentre un palazzo va a fuoco, madre e figlio lo osservano dal proprio balcone.
→ Mentre scorre il film, annota mentalmente quanti personaggi sono coinvolti dal rogo del palazzo…
«Il film si apre nella casa di Saori e Minato, madre e figlio preadolescente che hanno affrontato assieme la scomparsa precoce del papà e tra i quali, si intuisce anche dal disordine vivo, vero e tollerabile degli ambienti domestici, c’è intesa, capacità di scherzare e di godere della reciproca compagnia. Ma sulle soglie della fine dell’infanzia tutto questo si adombra, crescono zone di silenzio, tempi e relazioni sottratti al vincolo comune. Minato inizia a stare male, si taglia i capelli, perde una scarpa, si ferisce, piange, pone domande inquietanti. La mamma è piena di tatto, ha un modo sapiente e commovente di stare accanto e infine affronta con coraggio la scuola, quando pare che tutto questo malessere dipenda dal nuovo maestro. Forse è un mostro che insulta e picchia; di certo mostruosa appare la scuola nei suoi meccanismi di autotutela, omertà, ritualità e nell’incapacità di facilitare un dialogo». (Federica Lucchesini, “L’innocenza”: salvare il domani nell’ultimo film di Kore-eda Hirokazu, «Gli Asini»:https://gliasinirivista.org/linnocenza-salvare-il-domani-nellultimo-film-di-kore-eda-hirokazu/ 31 agosto 2024).
→ Quali domande inquietanti pone Minato a sua madre, a inizio film?
→ Quale rapporto ha il ragazzo col padre?
Quando Minato le fa capire che il responsabile del suo malessere è il nuovo maestro Hori, Saori chiede un appuntamento alla preside e ai docenti.
Convenzioni e convinzioni sono al centro della trattazione dei temi del film: i lunghi inchini con cui Saori è accolta a scuola dalla preside, dal vicepreside, dal maestro Hori sono una cerimonia rituale che non aiuta a risolvere il problema posto dalla madre di Minato. Impediscono difatti la soluzione e tengono gli spettatori in una sospensione bloccata, mentre assistono all’umiliazione di Saori, che non trova ascolto, e del maestro Hori, a cui viene impedito di parlare e spiegarsi.
→ Che effetto produce questa parte del film in chi guarda?
→ Fino a questo momento, quale ti sembra essere il tema principale del film?
La storia di Minato dal punto di vista del maestro Hori
La figura del maestro, fuori della scuola, è raccontata attraverso la relazione con la sua fidanzata e i luoghi in cui vive e che frequenta.
→ Che informazioni nuove abbiamo su di lui?
Merita qui fare una riflessione sul titolo del film italiano: L’innocenza è un titolo molto evocativo, ma il titolo giapponese originale, Kaibutsu, allude a una creatura mitologica e leggendaria. Il film è stato tradotto con Monster nel mondo anglosassone mentre in italiano, francese e spagnolo si è preferito L’innocenza.In diversi punti del film i bambini ripetono la parola MOSTRO.
→ A cosa si riferiscono? Di chi e di cosa parlano? Metti a confronto i due titoli: quali aspetti del film descrivono meglio? Quale titolo preferisci e perché?
La storia di Minato dal suo punto di vista
«Nel film di Kore-eda tutti i personaggi sono un mostro per qualcun altro, fanno male a un altro in maniera per lui o lei inesplicabile e gli o le appaiono spaventosi e fondamentalmente incomprensibili o equivoci. L’innocenza è solo l’aspirazione a ricrearsi, a tornare indietro per riaccedere a uno stato originario di pace e di intesa». (Federica Lucchesini, «Gli asini», cit.).
Minato allo specchio: il film chiama il pubblico a misurarsi con una serie di specchi deformanti.
→ A chi mente Minato? A chi dice la verità? Perché si comporta così? A chi lo svela?
Il film sembra dirci che ognuno di noi guarda la realtà e le persone attraverso lenti ereditate dalla propria storia e esperienza, una visione parziale che deve combinarsi con il tassello di esperienza e conoscenza degli altri, per essere credibile, autentica e rispettosa.
→ Quali sentimenti, strumenti e atteggiamenti sono necessari per comprendere realmente il vissuto altrui?
→ Quale riflessione importante condivide la preside con Minato, nella sala degli strumenti musicali?
Minato e Yori: il film come «scala» per arrivare a loro
→ Qual è la storia di Yori? Cosa pensa di sé? Come vive in famiglia e a scuola? Che rapporto stabilisce con Minato?
Da Gianmaria Tammaro, Hirokazu Kore-eda incarna l’universalità del cinema giapponese. “L’innocenza” lo dimostra, «The Vision», 26 agosto 2024:
«I protagonisti sono due bambini che si incontrano a scuola, che vanno nella stessa classe e che quasi all’improvviso si riscoprono vicini e simili. Il loro affetto risplende puro e incontaminato, e proprio per questo finisce per essere sottovalutato e mortificato dagli adulti. Che tendono a dividere il mondo in modo più netto, meno mediato, più sicuro».
«A suo modo, Kore-eda rappresenta il motivo per cui, in questi anni, i film giapponesi o ambientati in Giappone come Perfect Days di Wim Wenders hanno avuto così tanto successo. Perché colgono pienamente lo spessore e la complessità della vita. E non si lanciano in giudizi sommari o totalizzanti. Sono brutalmente sinceri e, allo stesso tempo, sono forti di una delicatezza palpabile e concreta».
«L’innocenza è costruito su strati diversi, sull’aggiunta di voci, punti di vista, personaggi. Passa dalla dimensione contenuta di una casa – piena di oggetti, di mobili, con un altarino per i defunti – alla forza devastante della natura. E poi ha un che di mistico: il corpo è solo un contenitore, quello che vediamo e che volendo possiamo toccare; al suo interno, sotto la pelle e i capelli, incastrato tra i muscoli e le ossa, c’è molto altro. Kore-eda, questo “altro”, è in grado di renderlo percepibile. Usa tutto quello che ha a disposizione, gli attori, la scenografia, i costumi, la scrittura, e costruisce una specie di scala. Da una parte c’è lui, dall’altra il pubblico. La scala, ovviamente, è il film.»
*****

La natura nel film
La presenza del lago, di giorno e di notte: quando è ripreso di notte, vediamo solo le luci che lo illuminano intorno, ma il cuore dell’immagine, del lago resta al buio, misteriosa.
→ Che significati può avere il lago?
→ Analizza il fotogramma riprodotto qui sopra: che cosa può significare, simbolicamente?
Come il film si era aperto con l’incendio di un palazzo in piena città, nella conclusione la natura prende il sopravvento con una tempesta e pioggia violenta che provocano una frana e impediscono a Saori e al maestro Hori di raggiungere Minato e Yori.
Uno spazio di libertà: una galleria, un vagone abbandonato e fermo dove ritrovarsi e liberarsi, un luogo di felicità in cui sentirsi sé stessi.
→ Da cosa fuggono Yori e Minato? Come è rappresentato il vagone del treno?
→ In conclusione, riflettendo sul ruolo degli adulti: prova a ricostruire cosa fanno i tre adulti protagonisti (Saori, il maestro, la preside) per i due bambini.
La conclusione del film è anche un omaggio al grandissimo maestro giapponese della narrazione dell’infanzia e delle dimensioni del possibile, Hayao Miyazaki: in particolare il tunnel finale e il mondo assolato su cui si chiude il film ricordano da vicino il capolavoro La città incantata (2001), primo film di animazione ad avere vinto un Oscar nel 2003.

Leggi la seguente recensione e rifletti sulla conclusione del film, formulando le tue ipotesi interpretative:
«L’amicizia tra due adolescenti, i segreti del bullismo scolastico, il difficile mestiere dell’insegnante e quello ancor più difficile del genitore, sono gli ingredienti di un arcano racconto sulla complessità dei sentimenti – la loro purezza, ma anche la loro indecifrabilità. Minato ha 11 anni, ha perso il padre da poco, e vive con la mamma Saori in un piccolo appartamento. Nonostante il dolore del lutto, riescono ancora a giocare. Ma un giorno Minato inizia a mostrarsi irrequieto, pensieroso, taciturno. Torna da scuola con piccole ferite. Pone domande strane: «Se il cervello di un maiale fosse trapiantato in un essere umano, il risultato sarebbe un umano o un maiale?». Tra i banchi di scuola avvengono fatti indecifrabili, circolano sospetti, piccole calunnie. La responsabilità ricade su un insegnante, o forse sulla preside, ma come spesso accade nei film di Kore-Eda, ciò che sembra vero non lo è mai. La rete dei misteri si infittisce, un palazzo della cittadina va in fiamme, un padre alcolista maltratta suo figlio Eri, il piccolo amico di Minato. La storia si increspa, le musiche di Sakamoto sono limpidissime, mentre la sceneggiatura […] si muove tra depistaggi e volute omissioni. Fino al finale, anzi ai finali: uno è lieto, l’altro no. È un test molto interessante capire quale ci convince di più».
Hirokazu Kore-eda, il dovere della verità, di Arianna Finos, «La Repubblica», 28 Agosto 2022.
Approfondimenti
Sul sito di cinema Close-Up, puoi trovare un’ulteriore riflessione sul film e sul rapporto fra adulti, istituzioni e bambini: Fabrizio Croce, L’innocenza di Kore’eda Hirokazu: https://close-up.info/linnocenza-di-koreeda-hirokazu/
Un film che ricorda molto L’innocenza per la delicatezza con cui il regista tratta il tema e per la bravura dei protagonisti è Close del regista belga Lukas Dhont (2022).
Un film che hai trovato citato nelle recensioni qui riportate e che merita la visione è Perfect days del regista tedesco Wim Wenders (2024), ambientato a Tokyo e con protagonista un uomo in pace con sé stesso, dopo tutti gli errori commessi.