29 Settembre 2021

La rappresentazione del disagio mentale

Nel cinema la follia è stata messa in scena in molti modi, a partire dall'imagerie dei primi cineasti declinata soprattutto in termini di rêverie, trucchi da baraccone e sfruttando la magia dei primi effetti speciali. In seguito si sono aggiunte le rappresentazioni tratte dai classici della letteratura (la follia di Amleto o di Otello), quelle ispirate via via dalla psichiatria organicista, dalla fortuna della psicanalisi, dalla scoperta della dimensione sociale del disagio per arrivare alla spettacolarizzazione della follia violenta, nel dilagare delle produzioni ispirate alle gesta di reali o fantomatici assassini seriali e maniaci di vario genere. Gli obiettivi di questo progetto sono quelli di tematizzare il disagio mentale, oltre che nella sua dimensione scientifico-terapeutica anche in quella dell'immaginario collettivo, così potentemente rispecchiato dal cinema di ogni epoca. Un immaginario a volte pregiudiziale che in più di un'occasione, nel corso del lungo e difficile percorso di comprensione della psiche e del molteplice tessuto di interazioni che ne condizionano le espressioni (dal biologico al sociale al culturale), ne ha influenzato l'analisi e la stessa definizione.

Il cinema è da sempre ricchissimo di opere che affrontano questo argomento.  L'idea è di evidenziare alcuni tra i molti percorsi che il cinema ha seguito nella rappresentazione del disagio mentale, percorsi che rispecchiano il proprio tempo non solo in termini di inclinazioni estetiche dell'arte e del linguaggio cinematografico ma anche in giudizi e pregiudizi su cosa la follia fosse e come andasse affrontata.Vedremo così brani di molti film a partire dal cinema muto che affrontano il tema del disagio sulla scorta dei diversi paradigmi scientifico-epistemologici che caratterizzavano le epoche di appartenenza. Vedremo anche alcuni spezzoni di cinema documentaristico, recenti e non, che oltre a rispecchiare la visione del disagio mentale nelle diverse epoche, sono anche indicative di come le istituzioni si siano rpportate ad esso nelle diverse epoche.

Visto che la prima e tuttora principale fonte di ispirazione dei soggetti cinematografici è sempre stata la narrativa, un corso come questo può risultare anche particolarmente utile come attività integrativa nell’insegnamento di quelle letterature nazionali (come quella di lingua inglese, da Shakespeare a noi) in cui il tema è più spesso trattato ma può anche costituire un sussidio significativo per un modulo di letterature comparate dedicato al Cinque e Seicento (Ariosto, Cervantes, Shakespeare).

Una delle più celebri immagini di un film altrettanto celebre M - Il Mostro di Dusseldorf, di Fritz Lang (1931). Una delle prime rappresentazioni cinematografiche della figura dell'omicida seriale

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